Mentre l'aspetto attuale di Gabicce Mare è il frutto di vicende recenti collegate alle trasformazioni territoriali del dopoguerra, le radici storiche sono tutte legate al territorio di Gabicce Monte, il borgo presente a circa 150 metri sul livello del mare la cui denominazione Castrum Ligabicij o Ligabitii deriva forse dal nome del feudatario che alla fine del secolo X ne controllava le sorti. Secondo altri, il nome "Gabicce" sarebbe invece correlato con l'attività svolta un tempo dagli indigeni, dediti in prevalenza all'agricoltura e all'allevamento di animali. Da qui Legabecchi , cioè catturatori di caproni(becchi).
Con il trascorrere dei secoli, il territorio con il suo Castello hanno visto la successione di vari dominazioni, dall'Arcivescovado di Ravenna, ai Malatesta, agli Sforza, ai Montefeltro, ai della Rovere ed infine allo Stato Pontificio.
Alcuni studiosi hanno cercato le tracce del Castello di Gabicce rinvenendo alcuni tratti di mura con l'ingresso sormontato da un campanile: sfortunatamente, dagli anni quaranta è andato tutto perduto.
Da ricerche d'archivio, si è potuto stabilireb che tra il '600 e i primi dell'800 gli abitanti del borgo non sono mai stati più di quattrocento unità , che l'attività principale era quella del mezzadro e la pesca solo un'attività secondaria..
Benché vi siano tracce di una certa attività mercantile in epoca romana, in realtà Gabicce ancora agli inizi del Novecento soffriva della mancanza di un vero porto , per cui ogni attività marinara risultava secondaria rispetto a quella dell'attigua Cattolica.
E' negli anni precedenti la seconda guerra mondiale che Gabicce muta il suo volto incrementando anche la sua popolazione che arriva a contare 2.000 abitanti. Si consolida la scelta degli abitanti di privilegiare la zona pianeggiante del territorio rispetto al borgo collinare: nel 1942 il Municipio viene trasferito a Gabicce Mare, dove ancora gli insediamneti sono in quantità modesta.
Persa la titolarità di capoluogo comunale, Gabicce Monte rimane in ogni caso, a tutt'oggi, il luogo della memoria storica per tutto il paese, rappresentando un tributo alla leggenda , "alla memoria fantastica". La Piazza di gabicce Monte è infatti intitolata a Valbruna, la città leggendaria che gli antichi abitanti sostengono sia sommersa al largo della baia naturale di Vallugola. Vicende misteriose, storie appassionanti, volti senza nome hanno animato l'immaginario collettivo legato alla città scomparsa. E nel corso degli anni, i reperti archeologici casualmente riportati alla luce dai pescatori nelle cui reti casualmente rimanevano inpigliate, hanno contribuito a rafforzare il mito di quella che è diventata una "Atlantide" dell' Adriatico.
Monumenti
A Gabicce Monte si trova un monumento di interesse storico-artistico: la Chiesa di S.Ermete. Secondo la tradizione , la Chiesa sarebbe stata fondata sui beni donati ai monaci ravennati da un castellano chiamato con lo stesso nome del santo a cui è dedicata la struttura. Fonti documentali fanno risalire la più antica istituzione della chiesa al 775, così come riferisce una testimonianza del 1722 lasciata dall'allora parroco reggente. All'interno della Chiesa sono custoditi oggetti e opere d'arte di valore : alcuni candelieri, reliquiari che testimoniano la tipologia di arredo precedente ai vari saccheggi che ne hanno fortemente impoverito il patrimonio. Entrando in Chiesa, il visitatore non potrà non restare colpito dal dipinto della "Madonna del latte" e dal Crocifisso ligneo :
Arte
Vi è stato un tempo in cui il nome di Gabicce Mare rievocava, in modo del tutto automatico, il mondo dell'arte, associazione perloppiù dovuta alla straordinaria opera svolta da Girolamo e Giacomo Lanfranco, ceramisti gabiccesi, padre e figlio, presenti a Pesaro con la loro bottega dal 1530 al 1590. La produzione di Girolamo Lanfranco, forse il precursore nell'uso della tecnica di decorazione con l'oro zecchino, era divenuta presto famosa ed aveva ottenuto il riconoscimento ufficiale con un editto del 1569 emesso dal Duca Guidubaldo II Della Rovere. Lanfranco, con la sua scuola, è stato il protagonista della ripresa artistica pesarese dopo la fase di grande splendore del Quattrocento, e la caduta dovuta a motivi politici, guerre ed epidemie di peste. Oggi le ceramiche uscite dalla bottega dei Lanfranco sono esposti in vari musei italiani e stranieri: i pezzi ancora in circolazione costituiscono oggetto di grande contesa fra i collezionisti, soprattutto anglosassoni, che accorrono ad ogni asta internazionale dove compaiono i lavori dell'artista, che fiero delle proprie origini, per discepoli ed estimatori, rimase sempre "Mastro Girolamo de le Gabicce".