Indirizzo: Valle del Ventena Regione: Marche Abitanti: 200 Altitudine: 302
Collegamenti: Si trova sopra la valle del Ventena ed è un centro rurale, sul confine tra la Provincia di Pesaro e Rimini. Il paese è abbandonato, una cinquantina di case costeggiano il sentiero sterrato. La storia del borgo sembra risalire al sec. XI°, nel XIII° sec. fu feudo della mensa vescovile di Rimini, in seguito passò ai Malatesta che vi costruirono le mura di difesa, e successivamente ai Duchi di Urbino. A Castelnuovo restano possenti tratti delle fortificazioni risalenti ai secoli XIV° e XVII°, ci sono travi sul colle che anticamente ospitava il castello. In basso sulle mura si trovano diverse aperture, porte d'ingresso per umide grotte che un tempo funzionavano da magazzino. Poco più avanti c'è la chiesa, con l'alto campanile, uno dei pochi edifici in buone condizioni. Tra mura e chiesa, sulla strada una rustica fontanella.
Ambiente fisico
Castelnuovo è un piccolo paese situato nelle Marche al confine con la Romagna, sopra la Valle Del Ventena. Il territorio è prevalentemente collinare con picchi scoscesi e rare zone pianeggianti . Il fiume principale è il torrente Ventena. Il clima temperato influenzato dalla vicinanza del mare Adriatico.
La Storia
Fino alla metà del '300 anche Castelnuovo seguì le vicende politiche di tutto il comprensorio riminese fra Conca e Foglia, segnato dal solco del torrente Ventena. I Canonici di Rimini già nel 1202 affittavano a un certo Bernardo "de Castro Novo" un manso di terra esteso 15 tremissi. Questo podere era posto poco distante da Castelnuovo, nel plebato di Trappola e nella cappella di Santa Maria in Fabbrica (oggi Gerone di Tavoleto). Quindi Castelnuovo risulta costantemente sotto il dominio religioso e anche amministrativo del vescovo di Rimini. A questi subentrò poi il comune riminese e così via, nel 1223 anche Castelnuovo risulta aggregato alla "bailìa" di Montescudo. Nella seconda metà del '200 il vescovo Giacomo pretese la restituzione di i suoi antichi castelli, fra cui Saludecio, Castelnuovo, Inferno, Pian di Castello, Ripassana e Valle Avellana, Girone. Dispersa la famiglia signorile dell'Auditore, i Malatesti di Rimini cominciarono a dominare tutto il contado, compreso Castelnuovo: nel 1331 papa Giovanni XXII concedette loro tutti gli ex beni vescovili fra cui anche Monte Fiore, Castelnuovo, Scorticata e Sogliano.Dalla seconda metà del '300 fino al 1797, cioè per oltre quattro secoli, Castelnuovo rimase legato alle vicende storiche di Pesaro, anziché a quelle di Rimini, come un'isola amministrativa. La causa di questo strano assetto territoriale risale alla politica di spartizione a scacchiera fra i vari rami della famiglia malatestiana. Nel 1361 Castelnuovo faceva ancora parte del contado riminese perché la comunità locale era tenuta a curare la cosiddetta "strada regalis" fra Rimini e Urbino. Dopo il testamento di Malatesta l'Antico (15 ag. 1364) e la divisione dei suoi figli, Castelnuovo toccava a Pandolfo, con Gradara, Montefiore e Pesaro. Da allora in poi Castelnuovo restò nel dominio dei Malatesti di Pesaro. Nella pace col conte Antonio di Urbino (1380 ), Malatesta figlio di Pandolfo si impegnava per Gradara, Castelnuovo e altri suoi possedimenti. Nel 1445 Galeazzo Malatesti di Pesaro rinunciava alla sua signoria in favore di Alessandro Sforza, fratello del duca di Milano. Con Pesaro e Gradara anche Castelnuovo seguì le sorti della nuova e delle successive signorie, almeno fino all'invasione francese del 1797.In epoca medioevale Castelnuovo ebbe una consistente popolazione. Nel 1371 la comunità venne censita per 25 fuochi (famiglia imponibili): un po' meno di Tavoleto ma più di Auditore, che contavano rispettivamente 30 e 21 fuochi.
Economia
Sono le attività agricole che nonostante tutto tengono in vita l’economia di questa antica terra, in particolare la coltivazione dei cereali ( grano, mais e avena ) e della frutta con l’uva specialmente , dalla quale si ricava un ottimo vino di pregio. Anche gli allevamenti degli ovini hanno una parte importante con le loro carni, il latte e i suoi derivati.
Flora e Fauna
Il paesaggio tipico dell’appennino con prevalenza di quercie , pioppi e una varietà molto ricca di selvaggina tra cui cinghiali, caprioli, lepri e fagiani